Audite, audite, madonne e messeri e popolo
che a Pasano, Gallano e a lu fossu de le Ghjanne e a Caprinica
dimora avete e voi che a lu Pianu dell’Anna orti crescete
di verzure riggogliose e fiori; audite voi che a Poggio, Giove,
Santa Cristina, lu Schiavittu, armenti allevate di copiosi fieni e di grasso latte
formaggi tornite di caselle a forma; audite, audite;
a voi che a Casa Tommaso, a Casestracci, a Casucci, di malta greve muri alzate
e tetti a plebeo schermo di minaccioso cielo; audite, audite.
E voi che a Balciano il fiume vedete trascinare l’onda nello snodato letto; audite.
E voi che ville avete in terra di Rocca Serra e il corno
udite ulular per valli e il latrato greve di levrieri
a casa di piacevoli cervi e di belanti daini e di greggi
vedete il lieto ruminar di verdi prati
e la poiana voltar nel cielo,
a fragoroso ratto d’artiglio intenta, audite.
Audite o popolo, plebe di li castelli e rocche!
Di Pasano il Massaro invitto, a singolare sfida,
il Massaro impavido di Poggio e di Serra il Massaro inclito chiama
e il peana s’alza per ili monti e le valli e la plebe s’accoglie nella piana, e dalla
tenzone il grido, d’echi s’invola nella stellata notte
che il vincitore gloria d’agognato palio e di virtù sovrana!

Scritto da
Stelvio Sbardella